12-11-2010 23:22:00 Posted in
arte
Mi spiace aver perso una videocassetta da cui volevo rippare un quindici minuti di registrazione di un simposio a tema – la “chiarificazione filosofica dell’esistenza”, tema suggeritomi dall’approccio alle mille e passa pagine dell’edificante Filosofia di Karl Jaspers – che si è tenuto tra me e “iltipostrano” durante il ponte dei morti trascorso nelle terre che hanno dato i natali al santo patrono d’Europa e padre del monachesimo occidentale.
A beneficio di chi fosse interessato alla propria evoluzione interiore riassumo comunque in un abstract i topic discussi.
Si è discusso della solitudine quale dimensione fondante dell’esistenza umana, da cui si parte e a cui si fa sempre ritorno dopo essersi abbandonati alle “illusioni”, e si è quindi trovato l’accordo sulla conseguente qualifica di “illuminato” (e inevitabilmente di martire) a chi prende di petto la propria solitudine e ne esplora le possibili declinazioni.
Si è quindi passato a discutere circa la possibilità o meno di pervenire per mezzo della ragione alla conoscenza delle “logiche” che governano quelle dimensioni esistenziali legate all’emotività (l’affettuosità piuttosto che la paura, etc.), e si è comunque trovato l’accordo sul fatto che da tale conoscenza non deriverebbe la possibilità di “controllo” di queste stesse dimensioni.
A riguardo di quest’ultimo tema - per passare al campo della cinematografia - segnalo tra le mie recenti visioni il documentario svedese degli anni venti Haxan - dedicato al mondo della stregoneria e della persecuzione della medesima nell’ “Europa medioevale” – infarcito di affermazioni in merito (“quando l’uomo primitivo si confronta con qualcosa che non riesce a comprendere la spiegazione sono sempre la stregoneria e gli spiriti malvagi”, “la credenza nel maligno e nella stregoneria sono il prodotto di nozioni ingenue circa il mistero dell’universo”, and so on) improntate ai pregiudizi delle scienze antropologiche dell’epoca.
Il documentario è reperibile su host hotfile
qui (ne approfitto tra l’altro per segnalare un sito che mi sembra ospitare un variegato e selezionato vivaio di titoli interessanti).
Haxan è stato a lungo proibito negli Usa, a causa delle (blande) scene di tortura e sesso evidentemente urtanti la puritana sensibilità yankee.
Puritanesimo che non sembra estendersi al mondo della politica, diversamente da quanto accade per la vecchia Europa in cui – tanto per restare in tema di “pregiudizi” dell’epoca – se fossi stato residente in Francia o in Germania non mi sarei potuto far
recapitare la “
Danzig SS Parade Flag” di cui sopra.
L’acquisto della bandiera si iscrive in un percorso di esplorazione dell’universo della “destra estrema” (oltre che di quello del trash) che ho intrapreso da tempo, e i cui ultimi approdi a livello musicale consistono – in linea con la mia passione per roots e oldies - nel reperimento della discografia e nel reiterato ascolto dei fondatori del RAC
Skrewdriver e del cantautore segregazionista
Johnny Rebel (i cui album sono reperibili su
questo blog – dall’interfaccia non proprio user friendly – che ospita un fottio di materiale musicale, a testimonianza dell’impegno bonehead nel perseguire per mezzo del web l’ideale del “white pride world wide” ).
Ferma restando la mia ascrizione di ogni ideologia e di ogni ostentazione di appartenenza a una sorta di “sindrome da boyscout” – in questo senso mi sento di sottoscrivere l’
appello di Jaspers (al quale tra l’altro fu impedito l’insegnamento universitario per aver sposato un’ebrea e che fu uno dei primi a porre il problema della “colpa” della Germania in ordine a quanto avvenuto nella WWII) a un pur “senile” atteggiamento di “apertura esistenziale” - mi trovo ad appoggiare le posizioni che condannano un modello di “integrazione” basato sulla rinuncia/penalizzazione ad/di ogni apporto culturale specifico in favore dell’approdo a uno sterile modello culturale transnazionale – in cui l’apporto di cui sopra permane al più come “amenità”, in una versione “fossilizzata” - elaborato da pubblicitari, industriali del mondo del cinema, dell’editoria, dello spettacolo e da altri genocidi culturali di questa risma.
Modello culturale che nei suoi risvolti esistenziali mi sembra produrre un dilagante e generalizzato stato di disagio e disordine esistenziale, che trova espressione ad esempio nel consumo di droghe (che tra l’altro, ricordiamolo ancora una volta, è anche carburante per la macchina dei
tagliatori di teste).
A questo proposito sono di recente venuto a conoscenza della vicenda esistenziale del “John Belushi degli anni novanta”
Chris Farley, morto all’età di trentatre anni nel 1997 a causa di un infarto provocato da un’overdose di cocaina e morfina:
Un caso di attualità che mi ha colpito è invece quello della trentaquattrenne Joanne Lee, che dopo essersi aggirata per diversi forum con il nick “heaven’s little girl” è riuscita nell’impresa di trovare un compagno con il quale
suicidarsi attraverso l’inalazione di gas tossici.
Questo caso, deprivato dalle evidenti connotazioni patologiche, mi sembra possa essere considerato un indizio della dilagante difficoltà di fare i conti con una solitudine (probabilmente) accentuata dall’atomizzazione sociale.
Peraltro, per tornare in tema neonazismo, la
vista della (abbastanza articolata) struttura messa in piedi dai vigili del fuoco per decontaminare la vettura scena del crimine (la foto è presa da
questo nutrito articolo sulla vicenda) mi ha fatto venire in mente (mi sembra “spezzare una lancia in favore” del)la tesi revisionista secondo cui le
camere a gas dei lager nazisti non sarebbero state tecnicamente efficienti ai fini dello sterminio (per difficoltà di smaltimento dello Zyklon B, etc.) e pertanto non sarebbero state usate ai ritmi a cui ci hanno abituato le innumerevoli produzioni cinematografiche – hollywoodiane e non – dedicate al tema.
Concludo chiedendomi se il modello esistenziale (basato sul culto della forza di volontà ) di un uomo “centrato in se stesso” propagandato nelle espressioni più elevate della cultura e della letteratura “di destra” possa costituire un argine all’estendersi del disagio e della sregolatezza di cui sopra.
Modello
propagandato tra gli altri dallo scrittore giapponese del novecento Yukio Mishima – di cui sto leggendo l’interessante romanzo
Colori proibiti, ambientato nel mondo omosessuale di Tokyo – che pose fine ai propri giorni nel 1971 facendo
seppuku dopo aver occupato l’ufficio di un generale dell’esercito nipponico e aizzato i militari con un discorso in cui condannava la decadenza del Giappone contemporaneo.