Il giovane vecchio

Comunicazione di servizio

Per i pochi che mi amano e mi seguono ho ripreso a scrivere qui .

Aut aut

Con il passare del tempo la prospettiva (e la prassi) di mettere mente, braccia e pene al servizio di una società in cui non mi riconosco e di un’umanità da cui mi separa un divario comunicativo apparentemente insuperabile mi si presenta sempre più come una condanna dal carattere arimanico.
 
 
Devo inoltre registrare che in questo periodo la “personalità che diviene eterna quando sceglie se stessa” di cui parla Kierkegaard in Aut Aut – opera di cui ho intrapreso la lettura, assieme a una raccolta di poesie di Emilio Praga e a L’ombra dello scorpione di Stephen King - mi appare come un appiglio piuttosto fragile sotto l’incombenza di devastanti ossessioni.
 
 
A questo riguardo ho visto un documentario sul caso di cronaca del cannibale tedesco Armin Meiwes (la vicenda è riassunto in questo articolo, qui (presunti) screenshot estratti dal video con cui l’antropofago ha immortalato la macellazione della sua preda), di cui la cosa che maggiormente mi ha colpito è che i due tizi (la vittima consenziente e il carnefice) hanno vissuto vite “tranquille”/inquadrate più o meno fino ai quarant’anni di età e dopo un evento tragico/destabilizzante – la morte della madre per il carnefice, la rottura con la fidanzata di lunga data per la vittima – si sono lasciati andare a un rapido exploit di (probabilmente latenti) follia e depravazione – l’uno secondo gli stilemi della vita in provincia, costruendo ad esempio una camera delle torture segreta nell’enorme casa contadina in cui si era ritrovato a vivere da solo, l’altro secondo gli stilemi della vita metropolitana, cominciando a frequentare il mondo dei locali gay e sadomaso e della prostituzione maschile - che li ha condotti a compiere il gesto irreparabile (tra l’altro entrambi hanno mascherato benissimo i cambiamenti della propria condotta agli occhi delle persone che li circondavano, come si evince dalle interviste rilasciate dai vicini di casa dell’antropofago e dai colleghi di lavoro del suo pasto).
 
Il documentario è reperibile (in lingua inglese e su host rapidshare) qui (come al solito ne approfitto per segnalare un sito ricco di materiale interessante, unica pecca la lingua slava che non aiuta nella navigazione).
 
 
Un altro documentario che ho visto di recente è Orozco the embalmer, firmato dall’ex pornografo e fotografo giapponese (specializzato nella ripresa di cadaveri) Tsurisaki Kiyotaka (qui la sua pagina web), incentrato sull’amena figura di “Orozco”, un laconico imbalsamatore colombiano ripreso mentre eviscera e prepara per il funerale – in uno squallido locale dal tetto in lamiera - cadaveri di ambo i sessi e di ogni età. Vi lascio alcuni screenshot del documentario (che tra l’altro apre un’interessante spaccato sulla società – con alcuni accenni alla storia, l’anziano Orozco ha infatti vissuto il periodo de “La violencia” e ha nel curriculum un lavoro come ispettore di polizia - colombiana attraverso un punto di vista insolito):
 
 
C’è anche un “colpo di scena” finale:
 
 
Il documentario – reperibile in lingua spagnola con sottotitoli in inglese qui - mi ha lasciato con un profondo senso di tristezza nei confronti dei “casi della vita” e con un rafforzato senso di precarietà non soltanto nei riguardi dell’esistenza, ma anche della salute e della funzionalità del corpo umano.
 
 
Il gravare sulla vita di questa condanna “metafisica” – che si va a sommare alla non meno ineluttabile condanna “sociale” cui facevo cenno prima – mi ha fatto riflettere sulla “legittimità morale” del suicidio, modo in cui – con ogni probabilità e fatto salvo l’intercorrere di “incidenti” – prima o poi porrò termine ai miei giorni.
 
 
Suicidio a proposito del quale – oltre ad averne scoperto un’amena e allettante declinazione nella pratica di vita degli "Sokushinbutsu", monaci buddisti giapponesi che in passato raggiungevano la "liberazione" attraverso una tecnica di automummificazione - ho trovato un set di foto che mi ha colpito (per inciso mi ha fatto venire in mente il “giudice Morton” di Chi ha incastrato Roger Rabbit e la sua famigerata “salamoia&rdquo e che vi lascio come chiosa del post:
 

Our pride is our loyalty

Come di consueto per il periodo natalizio vi regalo un post con suggerimenti e idee per allietare queste giornate che freddo e feste costringono a trascorrere nella (felice?) prigione delle mura domestiche.
 
 
Partiamo con una ricetta che farà schiattare d’invidia Benedetta Parodi e che potrebbe rappresentare una svolta per il vostro pranzo di Natale.
 
PASTA MARE E MONTI (COTTA NEL PISCIO)
 
Ingredienti (per 2 persone): sei etti di pasta all’uovo, due confezioni di “misto mare” della Selex, una confezione di funghi champignon della G.B.C. Funghi, mezzo chilo di cipolle, prezzemolo, orina (se non riuscite a riempirci la pentola potete allungarla con acqua)
 
 
D’altra parte proprio in questi giorni mi stavo chiedendo perché se nella nostra società “disinibita”e opulenta - in cui le vite sono adorne di un sacco di “tempo libero” da riempire - sia tutto sommato considerato in termini “ricreativi” il soddisfacimento del bisogno fisico connesso all’istinto sessuale non possa essere considerato negli stessi termini anche il soddisfacimento di bisogni fisici più impellenti quali la minzione e il defecare.
 
 
Se poi la noia si insinuasse nei dì festivi e voleste scacciare le tristi (e in genere epifaniche) riflessioni che la accompagnano con delle buone visioni, tra i film che ho visto negli ultimi tempi segnalo Submarino (film danese del 2010 che racconta l’epopea di una famiglia di emarginati di Copenaghen, link fileserve qui), il pregevole film serbo del 2009 Life and death of a porno gang (link hotfile comprensivi di sottotitoli, trama e recensione – il tutto in inglese – qui), e l’inquietante splatter francese del 2007 - incentrato sul tema “natalizio” della gravidanza - A l’interieur (idem come prima qui).
 
 
Per non lasciare a bocca asciutta i “pervertiti” che costituiscono lo zoccolo duro dell’utenza di questo blog vi rendo poi edotti circa le mie recenti frequentazioni in campo pornografico. In particolare sono rimasto colpito da una clip “iperrealista” (reperibile qui) che mi ha fatto riflettere circa il carattere transeunte e artificioso (e.g. la pratica della depilazione) della “bellezza” femminile, e su quanto sia indispensabile una vera e propria vocazione per intraprendere la carriera di pornoattore:
 
 
Ho poi visto a pizzi e bocconi un documentario della serie Educational Sex Series (reperibile qui) in cui la pornostar statunitense Jennah Adams spiega passo per passo come effettuare un piacevole massaggio prostatico, il tutto preceduto da un’introduzione con Brianna Bleach che recita, leggendole palesemente da un gobbo, un paio di considerazioni da andrologia for dummies.
 
 
Concludo con un pensiero per gli appassionati della necropedofilia, rigirando la segnalazione di questo sito che ospita un nutrito archivio di immagini di cadaveri di neonati che potreste sfruttare per aggiungere un tocco di classe al vostro presepe (personalmente stavo pensando di stampare il memento mori del povero Nicolas Austin Ross e appiccicarlo su una sagoma di cartone per farci il “bambinello” ).

Chiarificazione dell'esistenza

La fantasia ha preso corpo:
 
 
 
Mi spiace aver perso una videocassetta da cui volevo rippare un quindici minuti di registrazione di un simposio a tema – la “chiarificazione filosofica dell’esistenza”, tema suggeritomi dall’approccio alle mille e passa pagine dell’edificante Filosofia di Karl Jaspers – che si è tenuto tra me e “iltipostrano” durante il ponte dei morti trascorso nelle terre che hanno dato i natali al santo patrono d’Europa e padre del monachesimo occidentale.
 
 
A beneficio di chi fosse interessato alla propria evoluzione interiore riassumo comunque in un abstract i topic discussi.
 
 
Si è discusso della solitudine quale dimensione fondante dell’esistenza umana, da cui si parte e a cui si fa sempre ritorno dopo essersi abbandonati alle “illusioni”, e si è quindi trovato l’accordo sulla conseguente qualifica di “illuminato” (e inevitabilmente di martire) a chi prende di petto la propria solitudine e ne esplora le possibili declinazioni.
 
Si è quindi passato a discutere circa la possibilità o meno di pervenire per mezzo della ragione alla conoscenza delle “logiche” che governano quelle dimensioni esistenziali legate all’emotività (l’affettuosità piuttosto che la paura, etc.), e si è comunque trovato l’accordo sul fatto che da tale conoscenza non deriverebbe la possibilità di “controllo” di queste stesse dimensioni.
 
 
A riguardo di quest’ultimo tema - per passare al campo della cinematografia - segnalo tra le mie recenti visioni il documentario svedese degli anni venti Haxan - dedicato al mondo della stregoneria e della persecuzione della medesima nell’ “Europa medioevale” – infarcito di affermazioni in merito (“quando l’uomo primitivo si confronta con qualcosa che non riesce a comprendere la spiegazione sono sempre la stregoneria e gli spiriti malvagi”, “la credenza nel maligno e nella stregoneria sono il prodotto di nozioni ingenue circa il mistero dell’universo”, and so on) improntate ai pregiudizi delle scienze antropologiche dell’epoca.
 
Il documentario è reperibile su host hotfile qui (ne approfitto tra l’altro per segnalare un sito che mi sembra ospitare un variegato e selezionato vivaio di titoli interessanti).
 
 
Haxan è stato a lungo proibito negli Usa, a causa delle (blande) scene di tortura e sesso evidentemente urtanti la puritana sensibilità yankee.
 
Puritanesimo che non sembra estendersi al mondo della politica, diversamente da quanto accade per la vecchia Europa in cui – tanto per restare in tema di “pregiudizi” dell’epoca – se fossi stato residente in Francia o in Germania non mi sarei potuto far recapitare la “Danzig SS Parade Flag” di cui sopra.
 
 
L’acquisto della bandiera si iscrive in un percorso di esplorazione dell’universo della “destra estrema” (oltre che di quello del trash) che ho intrapreso da tempo, e i cui ultimi approdi a livello musicale consistono – in linea con la mia passione per roots e oldies - nel reperimento della discografia e nel reiterato ascolto dei fondatori del RAC Skrewdriver e del cantautore segregazionista Johnny Rebel (i cui album sono reperibili su questo blog – dall’interfaccia non proprio user friendly – che ospita un fottio di materiale musicale, a testimonianza dell’impegno bonehead nel perseguire per mezzo del web l’ideale del “white pride world wide” ).
 
 
Ferma restando la mia ascrizione di ogni ideologia e di ogni ostentazione di appartenenza a una sorta di “sindrome da boyscout” – in questo senso mi sento di sottoscrivere l’appello di Jaspers (al quale tra l’altro fu impedito l’insegnamento universitario per aver sposato un’ebrea e che fu uno dei primi a porre il problema della “colpa” della Germania in ordine a quanto avvenuto nella WWII) a un pur “senile” atteggiamento di “apertura esistenziale” - mi trovo ad appoggiare le posizioni che condannano un modello di “integrazione” basato sulla rinuncia/penalizzazione ad/di ogni apporto culturale specifico in favore dell’approdo a uno sterile modello culturale transnazionale – in cui l’apporto di cui sopra permane al più come “amenità”, in una versione “fossilizzata” - elaborato da pubblicitari, industriali del mondo del cinema, dell’editoria, dello spettacolo e da altri genocidi culturali di questa risma.
 
 
Modello culturale che nei suoi risvolti esistenziali mi sembra produrre un dilagante e generalizzato stato di disagio e disordine esistenziale, che trova espressione ad esempio nel consumo di droghe (che tra l’altro, ricordiamolo ancora una volta, è anche carburante per la macchina dei tagliatori di teste).
 
A questo proposito sono di recente venuto a conoscenza della vicenda esistenziale del “John Belushi degli anni novanta” Chris Farley, morto all’età di trentatre anni nel 1997 a causa di un infarto provocato da un’overdose di cocaina e morfina:
 
 
 
Un caso di attualità che mi ha colpito è invece quello della trentaquattrenne Joanne Lee, che dopo essersi aggirata per diversi forum con il nick “heaven’s little girl” è riuscita nell’impresa di trovare un compagno con il quale suicidarsi attraverso l’inalazione di gas tossici.
 
Questo caso, deprivato dalle evidenti connotazioni patologiche, mi sembra possa essere considerato un indizio della dilagante difficoltà di fare i conti con una solitudine (probabilmente) accentuata dall’atomizzazione sociale.
 
Peraltro, per tornare in tema neonazismo, la vista della (abbastanza articolata) struttura messa in piedi dai vigili del fuoco per decontaminare la vettura scena del crimine (la foto è presa da questo nutrito articolo sulla vicenda) mi ha fatto venire in mente (mi sembra “spezzare una lancia in favore” del)la tesi revisionista secondo cui le camere a gas dei lager nazisti non sarebbero state tecnicamente efficienti ai fini dello sterminio (per difficoltà di smaltimento dello Zyklon B, etc.) e pertanto non sarebbero state usate ai ritmi a cui ci hanno abituato le innumerevoli produzioni cinematografiche – hollywoodiane e non – dedicate al tema.
 
 
Concludo chiedendomi se il modello esistenziale (basato sul culto della forza di volontà ) di un uomo “centrato in se stesso” propagandato nelle espressioni più elevate della cultura e della letteratura “di destra” possa costituire un argine all’estendersi del disagio e della sregolatezza di cui sopra.
 
Modello propagandato tra gli altri dallo scrittore giapponese del novecento Yukio Mishima – di cui sto leggendo l’interessante romanzo Colori proibiti, ambientato nel mondo omosessuale di Tokyo – che pose fine ai propri giorni nel 1971 facendo seppuku dopo aver occupato l’ufficio di un generale dell’esercito nipponico e aizzato i militari con un discorso in cui condannava la decadenza del Giappone contemporaneo.

L'uomo in rivolta

Ho scritto un racconto, Selex™. Lo potete leggere su Glocul!, nella “rivista”.
 
Spero che vi permetta di aprire gli occhi su quello che sta succedendo nel nostro paese.
 
 
Per il resto sto leggendo il saggio di Albert Camus del 1951 L’uomo in rivolta, un’opera coraggiosa (gli causò la rottura con la filosovietica avanguardia letteraria francese) e avanti sui tempi, complessa e confusa che permette di fare molti punti della situazione intorno a concetti quali libertà, rivolta (per l’appunto), rivoluzione and so on.
 
 
A quanto ho capito il concetto attorno a cui ruota il saggio e sulla base del quale è condotta la disamina dei vari movimenti di rivolta (storici e letterario-filosofici) è che ogni rivolta che non parta da una rivolta esistenziale contro la morte (la “pena di morte generalizzata” gravante sul genere umano) e contro l’ingiustizia (la violenza e la sopraffazione dell’uomo da parte dell’uomo) è “inautentica” e conduce da una parte al terrorismo individuale e dall’altra al terrorismo di stato (entrambi deprecabili secondo l’autore, il secondo un po’ più del primo).
 
Ho trovato interessanti in particolar modo le riflessioni intorno alla libertà nell’opera di Sade e le pagine dedicate ai terroristi nichilisti russi (immortalati da Dostoevskij nei personaggi de I demoni, romanzo di cui ho intrapreso la lettura).
 
 
Nonostante non condivida l’umanesimo e la filantropia di Camus ritengo anch’io che il "memento mori" sia un punto di partenza fondamentale per ogni elevazione e per ogni moto di liberazione umani (con tutti gli ovvi limiti del caso), e che sul braciere della vita la fiamma che ci ricorda da dove veniamo e a cosa siamo destinati a tornare vada costantemente riattizzata.
 
Per questo motivo vi propongo una selezione di immagini dalle mie recenti navigazioni per siti gore, immagini che magari potete sorbire a piccole dosi (nella misura, ad esempio, di un set al giorno), anche considerando che a fine mese me ne vado per una settimana e non credo che aggiornerò il blog prima del mio ritorno.
 
 
Cominciamo con un caso particolarmente grottesco del già di per sé grottesco “angel lust” – patologia che potrebbe essere assunta a simbolo di una lotta della vita contro la morte portata fino all’estremo – in cui si ha a che fare con una erezione carbonizzata:
 
 
 
Un altro set di foto che mi ha intrigato è il seguente:
 
 
 
Non sono riuscito a reperire informazioni sulle circostanze del misfatto ma- oltre che per il loro carattere surreale: il finire decapitati in un gabinetto con cesso alla turca mi ricorda un po’ la storia dell’ombrello e della macchina da cucire – le immagini mi hanno incuriosito perché mi chiedo chi sia il fotografo, che indossa calzature poco professionali per essere un agente di polizia.
 
Passando al settore stragi vi propongo queste immagini relative a un caso di cronaca avvenuto nel continente nero (nello specifico si tratta di un incidente avvenuto in un villaggio del Congo mentre la popolazione cercava di raccogliere la benzina fuoriuscita da un’autocisterna) durante il periodo dei mondiali di calcio, la cui eco - che grida al mondo un Welcome to Africa di tutt’altra risma rispetto a quello propinatoci dall’industria dello spettacolo – è evidentemente rimasta soffocata dal rumore delle vuvuzelas:
 
 
 
Che poi da un punto di vista medico mi chiedo perché buona parte delle vittime abbia assunto nella morte una buffa posizione con i muscoli delle braccia e delle gambe contratti, quasi a volerci far dono di una parodia apocalittica del gioca jouer.
 
Rimanendo in tema furgoni la palma d’oro del gore va (come al solito) ai narcos, che rendono onore alla tradizione della “macelleria messicana” regalandoci camionette ben più inquietanti di quelle cantate dai poser della devianza made in Italy:
 
 
 
E sempre dal Messico proviene questa allucinante composizione, che non sfigurerebbe in una reclame del bitter Campari (magari firmata da un “artista controcorrente” alla Oliviero Toscani):
 
 
 
Tanto per ricordare ai beati incoscienti quanto sono insanguinate le fonti a cui abbeverano il proprio vizio.
 
In conclusione vi lascio questa immagine (la versione ad alta risoluzione si può reperire in questo thread saggiamente intitolato “migliaia di ragazzine morte”, con sottotitolo “ce ne sono molte in questa foto” ) che ho associato alla notizia della recente riforma del sistema scolastico in una sorta di “classe 1999”, con i maledetti giovan(issim)i rigidamente inquadrati e costretti a sfogare le proprie inquietudini in un confessionale di culture (e controculture e sottoculture) dagli scialbi paradigmi codificati dall’industria discografica (e relativo indotto):
 
 
 
Vi lascio come bonus questo filmato in cui un uomo vomita mentre viene decapitato con un coltello (con tanto di fiotto che esce dal collo reciso) e tra i numerosi film che ho visionato di recente segnalo L’humanité (film francese del 1999, link rapidshare e trama qui), Suicide club (film giapponese del 2002, link rapidshare qui) e Morte di un matematico napoletano (il film - che ripercorre gli ultimi giorni di vita di Renato Caccioppoli, nipote di Michail Bakunin, matematico, comunista dissidente, alcolista, eccentrico, morto suicida – è reperibile su rapidshare qui), tutti infarciti di tematiche più o meno camusiane.

The Turner diaries/¡Que viva Mexico! 2

Ho scritto un racconto filosofico, Samsāra. L’ho messo su Glocul!, nella “rivista”.
 
Lo dedico al comitato organizzativo del festival Marsciano Arte Giovani, che ha escluso il mio racconto Trans dalla partecipazione al “premio creatività giovanile città di Marsciano” preferendogli roba di questa risma.
 
 
Per il resto sono reduce dalla visione di Brotherhood of Murder, il film hollywoodiano (link rapidshare qui) sull’organizzazione criminale statunitense di estrema destra “The Order”, resasi responsabile negli anni ottanta dell’omicidio di un giornalista radiofonico, di attacchi dinamitardi a sinagoghe e di numerose rapine volte a finanziare la causa della rivoluzione bianca.
 
Particolarmente avventurosa la fine del leader dell’organizzazione Robert Jay Mathews, morto a trentuno anni nel rogo della abitazione in cui si era barricato dopo aver resistito per ore all’assedio di decine di agenti FBI coadiuvati da un elicottero.
 
Qui il testo della lettera scritta da Mathews poco prima dello scontro finale, in cui fa una breve summa - integrata da aneddoti personali – delle sue rivendicazioni politiche.
 
 
Senza entrare nel merito e volendo aprire un inciso ho trovato interessanti le parole spese da Mathews a proposito del compagno che lo ha venduto ai federali (“[…] Per quanto riguarda il traditore, lo troveremo […] e la sua testa verrà separata dal suo corpo. […]” ), che sembrano testimoniare l’ecumenicità del ricorso alla decapitazione da parte dei gruppi più efferati del crimine organizzato per l’esecuzione di delatori e affini (o per lo scempio dei loro cadaveri).
 
Pratica che a titolo di esempio – tanto per non scomodare ancora una volta l’ “estremismo islamico” - è spesso utilizzata dai narcos messicani:
 
 
Nello specifico si tratta del lavoro d’esordio (anno 2006) della famigerata “familia michoacana”, il cartello con forte connotazione religiosa in senso cristiano evangelico.
 
D’altra parte il messaggio che accompagna la coreografia (le teste dei rivali sono state fatte rotolare sul pavimento di una discoteca) è un piccolo capolavoro di etica spicciola: “La Famiglia non uccide per denaro. Non uccide donne. Non uccide persone innocenti, ma solo chi si merita di morire. Sapendo che questa è la giustizia divina.”
 
 
Tornando a “The Order”, Robert Mathews si sarebbe ispirato per il nome e per la filosofia del suo gruppo terroristico al romanzo fantapolitico The Turner diaries (scritto nel 1978 dal guru “white power” William Pierce, qui la pagina dedicata al romanzo sulla Rotten Library), che narra della rivolta di un gruppo di bianchi californiani che in un crescendo di azioni di guerriglia e terrorismo riescono a sovvertire il sistema politico-economico-mediatico nelle mani degli ebrei e a restituire il suolo americano ai bianchi tramite operazioni di pulizia etnica.
 
Il romanzo (che avrebbe ispirato anche il bomber di Oklahoma City Timothy McVeigh) è reperibile in formato pdf qui.
 
Qui invece (sempre in formato pdf) l’altro romanzo di Pierce, Hunter, ispirato alla vicenda del serial killer statunitense neonazista Joseph Paul Franklin, che sul finire degli anni settanta uccise a colpi di fucile di precisione una decina di persone (per lo più neri), attentando anche alla vita – stando a una sua confessione - del pornografo Larry Flint, reo di avere pubblicato foto di sesso interracial.
 
 
Per concludere con le letture personali ho di recente terminato il classico gotico Melmoth l’uomo errante, ho reintrapreso la lettura del Mein Kampf (che si rivela di una sconcertante attualità) e porto avanti a pizzi e bocconi la lettura del libro sulla merda che mi ha regalato la mamma per il compleanno.

Freaks

Le mie recenti peregrinazioni su extremeboard.com mi hanno portato alla scoperta di un prodotto atipico nel panorama mainstream del porno made in California, The adventures of Diablo the crippled midget (link iafd qui), in cui un orribile storpio dal nome d’arte per l’appunto di “Diablo” infila la nerchia nelle bocche – e raramente, con non poche difficoltà, nelle patane sugose – di pornostar più o meno affermate.
 
Vi lascio alcuni screenshot:
 
 
 
l link per scaricare il film si possono reperire su questo thread, che contiene anche altri interessanti prodotti, quali ad esempio Handicap Sex 2, in cui c’è un flick con un giovanotto che si scopa una deforme nana di colore (dalla passera anch’essa deforme) di nome “Kia”:
 
 
 
Peraltro questa potrebbe essere una strategia per provare l’emozione di scoparsi una bambina di sei anni senza cadere nelle perniciose maglie della legge.
 
In un altro thread ho invece trovato un film (Lesbian Handicap Sex) in cui “Kia” compare, questa volta con il nome d’arte di “Lil Love”, in una scena saffica in compagnia di un’obesissima ragazza nera:
 
 
 
Cambiando tipologia di menomazione nel primo thread c’è anche il link a un clip in cui una graziosa ragazza bionda priva di una gamba mette in mostra la topetta pelosa di fronte a una telecamera:
 
 
 
E sempre in tema mutilazioni segnalo quest’altro thread in cui si possono reperire dei filmati che mostrano delle operazioni di clitoridectomia a una ragazza di vent’anni e a una bambina di dieci anni (il primo – di cui vi lascio degli screenshot - è esplicito, il secondo è uno spezzone di documentario a firma CNN):
 
 
 
Chiudo passando a un altro campo della produzione filmica segnalando – tante le volte ve lo foste persi - il grottesco The Human Centipede (link megaupload qui), che va in direzione opposta al dividere/mutilare con un dottore mengeleggiante che elabora un modo del tutto peculiare per placare l’ “umana nostalgia dell’interezza”.




Free Adult Blog Hosting | Report abuse